Le Baccanti – Euripide – 407 BCE

Euripide narra in questo inno al disordine di queste splendide baccanti che rifuggono dalla loro costrizione di cittadine della Polis per fuggire nei boschi e darsi al dionisiaco in un tripudio orgiastico e ferino, comandate da Agave.

Il quadro è di William-Adolphe BouguereauLa giovinezza di Bacco (1884)

le donne ci hanno lasciato vuote le case
per rituali falsi da invasate, brancolano su ai monti
nel profondo dei boschi; sono in adorazione di questo demonio, l’ultima novità,
Dionìso – ‘chiunque egli sia’ -, e ballano.
In mezzo ai loro tiasi le coppe traboccano di vino
E loro se ne stanno acquattate, ciascuna in segreto,
pronte a servire alle voglie dei maschi.
Bella scusa, che loro sono Menadi, che loro sono sacerdotesse esperte!
La verità è che avanti a Bacco mettono Afrodite.

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Il deserto dei Tartari – Dino Buzzati – 1940

Questo gioiello della letteratura italiana del ‘900, scritto da Dino Buzzati a 34 anni mentre incombeva la WWII, ci trascina nell’esotica e desertica inquietudine di vivere in attesa di una morte o d’un nemico che non arriva mai, intessendo con un’angoscia sottile che non raggiunge mai un climax una storia fatta d’attesa fuori dal tempo e dallo spazio, nella remota Fortezza Bastiani.

Proprio allora dai fondi recessi uscì limpido e tremendo un nuovo pensiero: la morte.
Gli parve che la fuga del tempo si fosse fermata, come per rotto incanto. Il vortice si era fatto negli ultimi tempi sempre più intenso, poi improvvisamente più nulla, il mondo ristagnava in una orizzontale apatia e gli orologi correvano inutilmente. La strada di Drogo era finita; eccolo ora sulla solitaria riva di un mare grigio e uniforme, e attorno né una casa né un albero né un uomo, tutto così da immemorabile tempo.
Dagli estremi confini egli sentiva avanzare su di sé un’ombra progressiva e concentrica, era forse questione di ore, forse di settimane o di mesi; ma anche i mesi e le settimane sono ben povera cosa quando ci separano dalla morte.

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I fiori del male – Charles Baudelaire – 1857

I fiori del male, originariamente Les Fleurs du Mal, si sarebbe dovuto intitolare Les lesbiennes (Le lesbiche), poiché Baudelaire amava titoli che fossero come “petardi”:

“j’aime les titres mystérieux ou les titres pétards”

“amo i titoli misteriosi o i titoli petardi”

Ma questo cambiamento del titolo non gli bastò a passare la censura, che eliminò sei poesie e costrinse Baudelaire e il suo editore al pagamento di una multa.

Per chi se lo stesse chiedendo le sei poesie in questione sono “I gioielli” , “Il Lete” , “A quella che è troppo gaia” , “Lesbo” , “Femmine dannate” , “Le Metamorfosi del vampiro”.

Simbolista e precursore del decatentismo, scrisse questi versi carichi d’erotismo e morte con furore e pazienza (parole sue in una lettera di presentazione dell’opera).

Il flacone

Ci son profumi forti per cui ogni materia
è porosa. Penetrano, diresti, anche il vetro.
Aprendo un cofanetto venuto dall’Oriente
con serratura che cigola e resiste stridente,
o, in una casa vuota, un qualche armadio, cupo
e polveroso, pieno dell’acre odore del tempo,
a volte trovi un vecchio flacone, che ricorda,
da dove sgorga viva un’anima, che torna.
Mille pensieri dormivano, crisalidi funebri,
fremendo dolcemente nelle spesse tenebre,
e liberando le ali prendono il loro volo,
tinti d’azzurro, brillanti di rosa, listati d’oro.
Ecco il ricordo che volteggia nella caligine
inebriante; gli occhi si chiudono, Vertigine
afferra l’anima vinta e la spinge a due mani
nell’abisso oscurato dai miasmi umani;
l’abbatte ai bordi d’un abisso millenario,
ove Lazzaro maleodorante lacera il sudario,
si muove nel risveglio il cadavere spettrale
d’un vecchio amore rancido, splendido e sepolcrale.
Così quando sarò perduto nel ricordo
umano, nell’angolo d’un sinistro armadio
buttato là, io, vecchio flacone desolato,
decrepito, polveroso, sporco, abietto, crettato,
viscoso, ti farò da bara, amabile pestilenza!
Testimone di tua forza e di tua virulenza,
veleno caro, preparato dagli angeli! Liquore
che mi corrode, vita e morte del mio cuore.

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Viaggio al termine della notte – Louis-Ferdinand Céline – 1932

Con Viaggio al termine della notte (titolo originale: Voyage au bout de la nuit) iniziamo il nostro cammino nella letteratura. Infatti questo capolavoro eversivo della letteratura francese del ‘900, scritto nel periodo tra le due guerre, contiene una carica anarcoide e dissacrante che non può non travolgerci.

 Perché nel cervello d’un coglione il pensiero faccia un giro, bisogna che gli capitino un sacco di cose e di molto crudeli.

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