Il flauto di vertebre – Vladimir Majakovskij – 1916

In Majakovskij vive l’illusione e la delusione della rivoluzione sovietica. Nella poetica del Flauto di Vertebre legata al cubofuturismo vive tutta la potenza e la ribellione di un 23enne in cerca di un nuovo futuro dinamico e rivoluzionario.

La mia gioia ricoprirà il ruggito
della massa, dimentica
del tepore domestico.
Uomini,
ascoltate!

Uscite dalle trincee,
combatterete dopo.

Anche se la battaglia dura,
ubriaca di sangue e vacillante come Bacco,
le parole d’amore non saranno vane.

Reclama e declama come in manifesti urlati e gridati la libertà, ma anche il senso d’oppressione e d’inutilità delle trincee, delle città, della normalità della classe borghese.

Fu allora che, spiegazzate le coltri dei lampioni,
la notte oscena e ubriaca si snervò d’amore,
mentre arrancava dietro i soli delle strade,
inutile a tutti, la flaccida luna.

Incombono sempre, sulle sue parole pesanti e terribili, l’ombra del dolore, guerresca e primitiva, e il demoniaco spettro del fallimento dei sogni. Si darà dunque la morte violentemente, suicidandosi con un colpo di pistola.

Il nichilismo ricorre spesso con un’espressività grave e cinica nei suoi testi.

Perirà tutto.
Tutto svanirà.
E il raggio estremo,
che muove la vita,
sopra il buio dei pianeti,
brucerà dagli ultimi soli.
Ma solo il mio dolore
è più straziante:
sto ritto,
avvolto dal fuoco,
sul falò che non arde
d’un amore impossibile.

Foglie d’Erba – Walt Whitman – 1855-1891

Questa strabordante raccolta di poesie, che chi di voi ha letto conoscerà nella sua ultima edizione completa, originariamente era un insieme di soli 12 componimenti, senza titolo, anonima.

Fin dall’inizio rivendica sia la libertà individuale che la necessità di proiettare i propri sforzi e i propri intenti verso l’umanità futura, in un afflato energico di speranza.

Io canto l’individuo, la singola persona, al tempo stesso canto la Democrazia, la massa. L’organismo, da capo a piedi, canto, la semplice fisionomia, il cervello da soli non sono degni della Musa: la Forma integrale ne è ben più degna, e la Femmina canto parimenti che il Maschio. Canto la vita immensa in passione, pulsazioni e forza, lieto, per le più libere azioni che sotto leggi divine si attuano, canto l’Uomo Moderno.

Continua a leggere Foglie d’Erba – Walt Whitman – 1855-1891

I fiori del male – Charles Baudelaire – 1857

I fiori del male, originariamente Les Fleurs du Mal, si sarebbe dovuto intitolare Les lesbiennes (Le lesbiche), poiché Baudelaire amava titoli che fossero come “petardi”:

“j’aime les titres mystérieux ou les titres pétards”

“amo i titoli misteriosi o i titoli petardi”

Ma questo cambiamento del titolo non gli bastò a passare la censura, che eliminò sei poesie e costrinse Baudelaire e il suo editore al pagamento di una multa.

Per chi se lo stesse chiedendo le sei poesie in questione sono “I gioielli” , “Il Lete” , “A quella che è troppo gaia” , “Lesbo” , “Femmine dannate” , “Le Metamorfosi del vampiro”.

Simbolista e precursore del decatentismo, scrisse questi versi carichi d’erotismo e morte con furore e pazienza (parole sue in una lettera di presentazione dell’opera).

Il flacone

Ci son profumi forti per cui ogni materia
è porosa. Penetrano, diresti, anche il vetro.
Aprendo un cofanetto venuto dall’Oriente
con serratura che cigola e resiste stridente,
o, in una casa vuota, un qualche armadio, cupo
e polveroso, pieno dell’acre odore del tempo,
a volte trovi un vecchio flacone, che ricorda,
da dove sgorga viva un’anima, che torna.
Mille pensieri dormivano, crisalidi funebri,
fremendo dolcemente nelle spesse tenebre,
e liberando le ali prendono il loro volo,
tinti d’azzurro, brillanti di rosa, listati d’oro.
Ecco il ricordo che volteggia nella caligine
inebriante; gli occhi si chiudono, Vertigine
afferra l’anima vinta e la spinge a due mani
nell’abisso oscurato dai miasmi umani;
l’abbatte ai bordi d’un abisso millenario,
ove Lazzaro maleodorante lacera il sudario,
si muove nel risveglio il cadavere spettrale
d’un vecchio amore rancido, splendido e sepolcrale.
Così quando sarò perduto nel ricordo
umano, nell’angolo d’un sinistro armadio
buttato là, io, vecchio flacone desolato,
decrepito, polveroso, sporco, abietto, crettato,
viscoso, ti farò da bara, amabile pestilenza!
Testimone di tua forza e di tua virulenza,
veleno caro, preparato dagli angeli! Liquore
che mi corrode, vita e morte del mio cuore.

Continua a leggere I fiori del male – Charles Baudelaire – 1857