Forse che sì, forse che no - soffitto - Mantova

Finzioni – Jorge Luis Borges – 1944

In Jorge Luis Borges, nei suoi paradossi e nei suoi infiniti infiniti, vive tutta l’incertezza angosciante del ‘900. Nella sua profonda conoscenza dei testi sacri e di una vastità di testi classici della letteratura, non possiamo che perderci, come nel magnifico racconto La biblioteca di Babele:

Forse mi inganneranno la vecchiaia e la paura, ma sospetto che la specie umana – l’unica – stia per estinguersi e che la Biblioteca sia destinata a permanere: illuminata, solitaria, infinita, perfettamente immobile, armata di volumi preziosi, inutile, incorruttibile, segreta.
[…]

La biblioteca è illimitata e periodica. Se un eterno viaggiatore l’attraversasse in qualunque direzione, verificherebbe alla fine dei secoli che gli stessi volumi si ripetono nello stesso disordine (che, ripetuto, sarebbe un ordine: l’Ordine). La mia solitudine si rallegra di questa elegante speranza.

Finzioni è dunque un insieme di racconti dove cervellotiche realtà e irrealtà s’avvicendano in un equilibrio di ordine e caos, di realtà storiche, di menzogne, di falsi storici, di dati certi che potrebbero non esserlo affatto.

La cosa certa è che viviamo rimandando tutto ciò che può essere rimandato; forse tutti sappiamo nel profondo che siamo immortali e che prima o poi, ogni uomo farà ogni cosa e saprà tutto.

Borges arriva infine alla provocazione, al capovolgimento di fronte, al ribaltare le certezze fideistiche su cui si bacia la Civiltà, come in Tre versioni di Giuda:

Dio si fece totalmente uomo, ma uomo fino all’infamia, ma uomo fino alla riprovazione e all’abisso. Per salvarci, avrebbe potuto scegliere qualunque dei destini che ordiscono la complessa rete della storia; avrebbe potuto essere Alessandro o Pitagora o Rurik o Gesù; scelse un destino spregevole: fu Giuda.

Ora non vi resta che perdervi nel Giardino dei sentieri che si biforcano, o nel ricostruire la logica del pianeta Tlön, o nel comprendere chi ha scritto il Don Chisciotte.

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