Le anime morte

Le anime morte – Nikolaj Vasil’evič Gogol’ – 1842

Le anime morte di Gogol è il suo romanzo più celebre e uno dei più importanti della letteratura russa e mondiale. Sancisce un nuovo inizio, dove gli autori iniziano a guardare alla Rus’ con occhi disincantati.

Dirà Dostoevskij “Siamo tutti nati dal cappotto di Gogol, noi scrittori russi”, con riferimento all’omonimo e celeberrimo racconto.

Il romanzo è infarcito di un’ironia spesso spietata e di personaggi grotteschi e meschini:

ogni cosa in essa era solida, goffa al massimo grado e aveva una certa strana somiglianza con il padrone di casa; in un angolo del salotto c’era un panciuto scrittoio di noce su quattro sgraziatissime gambe, un autentico orso. Il tavolo, le poltrone, le sedie, tutto era del tipo più pesante e scomodo – insomma, ogni oggetto, ogni sedia pareva dire: “E anch’io sono Sobakevič!” oppure: “E anch’io assomiglio tutto a Sobakevič!”

Nell’opera di Gogol’ è forte il disincanto tramite la satira a una Russia preda delle bassezze, della corruzione, della mediocrità. Questa presa di coscienza, questa necessità di criticare aspramente e sarcasticamente la società russa metterà in crisi lo stesso Gogol’, che amava profondamente la sua Rus’.

Ora, invece, mi avvicino indifferente ad ogni villaggio sconosciuto e ne guardo indifferente il comunissimo aspetto: non appare più invitante al mio sguardo, ormai freddo. Non ho più voglia di ridere e quel che avrebbe suscitato, negli anni trascorsi, un vivace moto del mio viso e risate e interminabili discorsi, ora scivola via e le labbra immobili serbano un silenzio indifferente. Oh, mia giovinezza, oh mio passato candore!

Non resta, all’autore e al lettore, che prendere atto costernatamente e con dolore dell’ineluttabile decadenza dei costumi e dell’aleggiante effetto mortifero di questo appiattimento degli spiriti e delle civiltà, dove l’avanzare della vecchiaia, anziché portare saggezza, sembra portare solo ulteriore desolazione e sconforto.

Tutto può essere vero, tutto può accadere in un uomo. Colui che è ora un giovane ardente si ritrarrebbe inorridito alla vista di se stesso vecchio. Prendete con voi, quando uscite dai teneri anni giovanili e vi incamminate verso la rude maturità che indurisce, prendete con voi tutti i moti gentili dell’animo, non abbandonateli lungo il cammino, non potreste più ritrovarli! Minacciosa, terribile è la vecchiaia che avanza e non restituisce mai nulla. La tomba è più misericordiosa, sulla tomba è scritto “Qui è sepolto un uomo”, mentre nulla si può leggere nei freddi insensibili lineamenti di una disumana vecchiezza.

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